UMBERTO TOZZI “DIMENTICA, DIMENTICA”

UMBERTO TOZZI  “Dimentica, Dimentica”, dall’album “E’ nell’aria…ti amo”, pubblicato nella primavera del 1977.

POP & JOB #5

Nel 1977 scoppia il punk, viene arrestato Vallanzasca, gli autonomi contestano Luciano Lama, la polizia spara e uccide Giuliana Masi, viene gambizzato Montanelli.

Nello stesso anno però nasce la tv a colori, Enzo Tortora inizia Portobello e Umberto Tozzi, ripetendo più di 50 volte ti amo in 4 minuti, stravince il festivalbar.

Il rosso torinese, trionferà in mezzo mondo col suo tormentone romantico, mettendoci anche riferimenti classici che Mogol avrà gradito: “fammi abbracciare una donna che stira cantando”.

Donna che lavora uguale a massaia, poco più.

Il retro di quel 45 giri era “dimentica dimentica” che poi entrò anche nell’album come ultima traccia.

Il disimpegno tozziano qui sposa uno spleen adolescenziale da primi amori, ma lo cala nella realtà, o almeno ci prova.

“La luce del mattino e grida di operai” è l’incipit di una giornata non come le altre, visto che “il mondo si riveste come ogni lunedì”.

Il ragazzo col cuore rotto, guarda la vita dalla sua finestra, sente la concretezza del lavoro, rappresentata dagli operai e dal calendario inesorabile, e quasi gli fa star male di più sapere che il mondo va avanti.

“La mia paura è vivere, uscire amare e ridere”.

Perché l’innamorato cantato dall’Umberto è talmente malinconico da avere nostalgia del futuro.

E allora ricorda che la madre gli diceva che “più lavori più i soldi vanno via”, come dire che a muoversi ci si consuma e che solo la stasi da sicurezze.

Due anni dopo da ogni radio si sentiva che mancava Gloria e mancava a “questa mano, che lavora piano” e il dubbio che quella mano non lavorasse ad un tornio rimane forte ancora oggi.

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