SINEAD

Sinead O’Connor è una candela che non si spegne. Sinead O’Connor è un viso che trema, è la faccia del male di vivere. La faccia ve la ricordate. Quel video È quella faccia. Quel primo piano che scava dentro i pori della pelle, mostra il non mostrabile, diventa quasi inopportuno e sciacallo nel denudare una ragazza maldestra, che appena si regge in piedi, che fa scivolare su una guancia lacrime troppo trattenute che escono perché devono, non perché vogliono. Lasciate stare la musica, togliete l’audio. La canzone è di Prince che gliela donò e lei la fece sua. La canzone non è più di Prince, è di quel volto, di quei minuti lenti e urlati, intimi e sguaiati, personali e di tutti. Dice che le prova tutte, che va dal medico e questo le dice di provare a divertirsi, distrarsi, non importa come ma deve andare avanti. Vede la vita che scorre attorno a lei ma niente, niente è comparabile a lui, all’amore perso, alla felicità rimossa, alla speranza vanamente perduta.

Sinead O’Connor amata e respinta, capita e travisata, che dileggia il Papa in mondovisione e si fa suora, che ha sta voce fragile ed acuta, che ricama dolcezze sciolte nel litio in “blood of eden” di Peter Gabriel, che fugge e rifugge. Lasciamola in pace. Lei non ha colpe. L’han vista pedalare verso il “dovenonsisà” e tutti pronti coi coccodrilli. Ma lasciatela pedalare. Sinead O’Connor siamo noi. Stupidi illusi che sia normale essere normali. Che diciamo paroline magiche a chi decide di fuggire sulla sua bicicletta lontano dal “così si fa” e dentro ad un “così faccio” troppo poggiato su nuvole piene di pioggia. La gente e i suoi “pensa positivo”, “perché non vai in palestra?”, “concentrati sul lavoro”, “c’è un sacco di gente che sta peggio”. La gente, Dio mio. Quelli per cui Sinead è già morta, e magari sta pure meglio ora che è in pace. Ma la pace la gente mica la conosce.

Poco più di un anno fa decise che non avrebbe mai più cantato “Nothing Compares 2 U” perché la sentiva non più sua e non riusciva a dare emozioni al brano. Speriamo ci ripensi, ma se così non fosse rispetteremo la sua scelta perché quella faccia è ancora là, ferma, innocente. Che colpe ha chi sta male? Che ha fatto per vivere una vita diversa? Forse capita di stupirsi di come si possa andare avanti a volte. Sinead forse anche è stupita. Eppur lei, “il rivo strozzato che gorgoglia” l’ha incontrato più che spesso e per questo è giusto non dire altro. Lasciatela in pace. E che la pace sia viva, e che la pace sia vita. Perché niente è comparabile al vivere.

PUBBLICATO SU URBANPOST.IT  2016

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