LUCIO DALLA – L’ULTIMA LUNA

Che poi chi lo conosceva Lucio Dalla?
Non ci ho mica mai mangiato assieme e nemmeno lavorato o condiviso, che ne so, un black out, un ascensore fermo o una coda alle poste.
E poi son vent’anni che non lo seguivo, da quando fece “attenti al lupo” che anche oggi mi vien da ridere e oggi è dura eh ridere.
Però Dalla Cristo Santo mi ha fatto e mi sta facendo star male oggi, si.
E allora mi chiedo come mai e mi chiedo da cosa dipenda, se dalla musica, dai ricordi, dal fatto che era ancora relativamente giovane o dal fatto stesso di una morte troppo bella per chi se ne va e troppo crudele per chi rimane e questa è la morte che io conosco bene.
Ma non è niente di tutto questo davvero, o forse si ma è la somma delle parti ed è qualcosa di più.
Quel qualcosa in più si chiama sentimento del tempo, di un tempo che va indietro di 30 anni e rimane indelebile ogni volta che riappare quel suono, con quelle parole, e si materializza di nuovo anche oggi, insopportabilmente oggi.
C’è che in quegli anni là, i primissimi 80, non c’era autoradio senza “Futura” o “Anna e Marco” o “Mambo” (la meravigliosa mambo Santiddio!) e poi “Milano” e “L’Anno Che Verrà” che quella la sapevi a memoria anche se non volevi.
E quegli anni là sono gli anni dei flipper, delle aranciate, delle spiagge coi cugini più grandi, delle radio con l’antenna che prende male, dei juke box al bar mentre giochi a calcetto col gancio e girella!
E non serve aver letto Proust per sentirsi in bocca e nell’anima quel gusto di casa che è dei ricordi, di certi ricordi, di quando eri un’altra cosa e il futuro doveva ancora arrivare fosse anche solo come un pensiero curioso.
E allora ho capito cos’è che mi fa star male della morte di Lucio Dalla.
E’ che lui è sempre stato il compagno di quei ricordi, il tana libera tutti di una vita, quella cosa che non citi mai per prima e nemmeno ascolti più da un secolo ma sai che c’è perché si chiama memoria, madeleine fatta di sandali e palloni bucati e pomeriggi infiniti.
E tutto questo, Lucio Dalla compreso, ora chissà dov’è.
Chissà dov’è…
“Dov’è quel cuore, dov’è
datemi un coltetto, un coltetto per favore”

Scritto il primo marzo del 2012, giorno della morte di Lucio.
Penso ancora che “Com’è Profondo il Mare” sia una delle migliori canzoni italiane di sempre.
Penso ancora che Dalla sia una delle persone più intelligenti che questo maldestro paese abbia avuto negli ultimi 100 anni.
Penso ancora a Dalla, spesso.
E mi pareva giusto ricordarlo.

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