LUCIO BATTISTI “LA CANZONE DELLA TERRA“

LUCIO BATTISTI  “La Canzone Della Terra”, dall’album “Il Nostro Caro Angelo”, pubblicato nel Settembre del 1973

POP & JOB #6

Una delle critiche diffuse sulla produzione battistiana è quella di aver portato nella musica italiana un mix di sciovinismo, machismo e populismo, che nei grigi settanta portò dritto al bollo di “fascio” senza troppi scrupoli a riguardo.

Di fatto i testi (di Mogol e non di Lucio) erano maschili ma non maschilisti, sfiorando anzi spesso uno stilnovismo estemporaneo quando la donna era chimera lontana se non addirittura centro di gravità permanente tout court, alla faccia di Battiato.

Nel 73, nel pantano politico/economico/ideologico, Battisti vira verso una via di fuga (che fuga non è) ecologica e arcaica. Negli anni ottanta avrebbero detto “verde”.

“La canzone della terra” è totalmente basata sugli aspetti fisiologici del vivere, e quindi anche del lavorare.

“Al ritorno dalla campagna, prima cosa voglio trovare il piatto pronto da mangiare e il bicchiere dove bere”

L’uomo suda nei campi e la donna lo attende, pronta, per il pranzo.

Sono due persone che lavorano e, lavorando, conservano ruoli antichi.

“Al ritorno dalla campagna, seconda cosa voglio parlare di tutte le cose che ho da dire e qualcuno deve ascoltare, donna mia devi ascoltare!”

Il lavoro è fatica, ma è la stessa identica fatica che c’è nel vivere, nello svolgere i riti comuni del quotidiano: sonno, cibo, sesso.

“E poi la vanga e la terra e il sole, l’ombra di un pino è quel che ci vuole, e il desiderio che sale al ritorno, dopo che ancora muore il giorno”

Il tutto su un ritmo quasi tribale, incredibilmente avanti rispetto ai tempi e un canto a chiamata e risposta, illuminante nell’evocare mistiche senza tempo, altro che ideologia!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *