LUCIFERIAN TOWERS

“Godspeed” è un augurio di buon viaggio, una sorta di “che Dio sia con te”. Godspeed You! Black Emperor è un documentario Giapponese del 1976 diretto da tal Mitsuo Yanagimachi che parlava di motociclisti selvaggi e delle loro vite, una specie di Mad Max nipponico. Ora, che musica volete faccia un gruppo che si chiama così, viene dal Canada, è formato (attualmente) da nove elementi (tre chitarre, due bassi, due batterie, un violino e un addetto alle proiezioni live) ed ha una forte connotazione politica? Se la risposta è “qualcosa di aggressivo e potente” ci siete vicini, ma giusto appena.

I Godspeed You! Black Emperor si formano a metà anni novanta con l’intento di essere qualcosa di indecifrabile e diventano un punto di riferimento fondamentale in quell’universo straordinario che si chiama(va) “post rock”. Bill Bruford disse un tempo che alla fine la musica degli Yes era “a volte veloce, a volte lenta” e qui vien da togliersi il cappello, tanto è sintetica ma calzante la descrizione che si sposa perfettamente per i canadesi. Da sempre cinematici, monolitici, con passaggi lenti vicini allo strazio dei violini e le chitarre e pieni orchestrali lancinanti con dei crescendo impetuosi, irruenti, turneriani, che poi ancora tornano giù, nel mare stavolta calmo, o nel deserto non più ferito da venti di tempesta, anche se è solo una pausa, un prender fiato per poi risalire e risalire ancora fino al parossismo sonoro di un muro impenetrabile eppur formato da mattoni di melodia cristallina e psichedelica. Nessun cantato, solo voci trovate, brandelli di discorsi e poi la voce da dentro, quella sociale, decisamente spostata a sinistra e dotata di una forte carica anti-imperialista. Godspeed quindi! Buon viaggio!

I primi 4 dischi, usciti tra il 1997 e il 2002, hanno segnato un epoca. Poi c’è stato uno stop inatteso ma salutare. La formula rischiava di diventare prevedibile e ripetitiva. Dieci anni di assenza in cui i membri han fatto altro. Tanti progetti collaterali tra cui il più folgorante è quello chiamato Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra e che prima si chiamava “solo” A Silver Mt. Zion, perché i nostri coi nomi ci si divertono, ma anche parecchie riflessioni sul mondo, sulla musica e sulle loro vite. Nel 2012 la rentrée era matura.

“Luciferian Towers” è il terzo disco della seconda vita dei Godspeed You!Black Emperor (spesso scritto GY!BE perché va bene tutto ma la sintesi è meglio) ed è forse il più “facile”. Dura appena 43 minuti che per i nostri è un nulla visto le durate da maratona dei vecchi lavori, ed ha appena quattro brani, anche se due son divisi in tre movimenti. Ho letto di mezzo passo falso, di maniera, di esempio palese di come anche questa seconda fase sia arrivata al punto in cui il vicolo è cieco. Sarà. Anzi, forse è pure vero. Ma questi 43 minuti sono in ogni caso fenomenali e di una potenza che nessun altro può farvi sentire nel 2017. Tutto inizia con “Undoing A Luciferian Towers” tra india, Pink Floyd, tribalismo e un’inattesa presa rapida. Poi arrivano le tre parti di “Bosses Hang”, la prima un noise acustico teso, la seconda che ti fa pensare ad un Gilmour perso nel deserto per sfociare nella terza e nel suo crescendo adagio melodico.

“Fam/Famine” son quasi otto minuti di lento rumorismo che cresce culminando in una melodia arabeggiante che si porta via il finale del brano lasciando il caos spegnersi gradualmente

Il finale dell’album è catartico.

“Anthem For No State” è dapprima un lento valzer stratificato che sale sale fino ad abrasioni dissonanti con uno splendido violino a far da contrappunto alla melodia delle chitarre, si posa poi su una calma necessaria che in pochissimo tempo si fa inquietudine, con una ripetizione e un incastro chitarristico molto crimsoniano che ad un certo punto viene raggiunto dalla mastodontica sezione ritmica e lascia libero il violino in una danza frenetica che però rimane quasi in sottofondo e prepara all’esplosione finale, quasi una liberazione che lascia sfogo a tutto quanto era un groviglio di spinte e trova una necessaria conclusione. L’ennesimo disco dei Godspeed You!Black Emperor che si può catalogare più facilmente alla voce: esperienza emotiva.

P.S.

Tanto per chiarire, l’album ha questa dedica in calce:

•an end to foreign invasion

•an end to borders

•the total dismantling of the prison–industrial complex

•healthcare, housing, food and water acknowledged as an inalienable human right

•the expert fuckers who broke this world never get to speak again

Voto: 8

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