LIVE IN CHICAGO

“King Crimson non è un gruppo, è un modo di vedere le cose”
La frase è del 1969, di un Fripp giovane ma già uguale al Fripp eterno, intellettuale della chitarra, genio assoluto e dittator cortese.
King Crimson da 48 anni è un corpo estraneo alla storia del rock e allo stesso tempo ne è fondamento e colonna portante. Pochi gruppi sono stati così influenti, visionari ed anticipatori pur rimanendo sempre paradossalmente un “non gruppo” e sposando appieno quella definizione di “modo di vedere le cose”. Una band che ha cambiato decine di incarnazioni, svariati front-man, strumentazioni e repertorio, ma che è sempre rimasta indissolubilmente King Crimson e solo King Crimson. A farla breve: ha sempre avuto senso di esistere. E continua ad avercene, forse mai come oggi. Dopo le iniziali perplessità riguardanti un gruppo con tre batteristi e un’inattesa voglia retro’ di riproporre materiale storico che mal si adattava allo spirito sempre avantgarde del combo frippiano, le nubi son state a poco a poco diradate dall’incredibile resa live di questa strepitosa incarnazione del Re Cremisi. Il senso del tutto è venuto fuori limpido e chiaro, aiutato dalle onnipresenti note del mastro chitarrista, costantemente loquace quando deve spiegare la filosofia della band, tanto quanto diviene invisibile se ciò che si chiede è la presenza scenica.

Gli attuali Crimson nascono da un desiderio di tirare le fila di una carriera unica nella storia della musica popolare. L’ultima versione (il quintetto del 2008) era stata abbozzata per festeggiare il 40esimo dalla fondazione ma fu presto messa in naftalina con l’etichetta “da rivedere” postata sopra. Il punto era che per la prima volta il gruppo pareva non aver da dire cose non dette prima e forse era il caso di pensarci sopra bene prima di effettuare altri passi avanti, o indietro. Ecco che quel sentimento si manifestò nella testa di Fripp come una forza motrice per riportare in auge la grandeur crimsoniana e riadattarla al nuovo secolo. Tre batteristi (con leader lo straordinario Gavin Harrison) un basso (anzi, IL basso, scusi mr. Levin) due chitarre e la riscoperta dei fiati col mai dimenticato Mel Collins. Una bestia con sette teste, che poi diventan otto con Jeremy Stacey che si siede al posto di Bill Rieflin che passa alle tastiere. Un circo. E all’inizio la ribalta è quasi tutta appannaggio della scaletta, che sposa gli umori dei nostalgici e fa scender lacrime ai molti, troppi, che non avevan mai sentito una “Starless” o una “Easy Money” dal vivo. Nel frattempo King Crimson si assesta, cresce, paga lo scotto alla malinconia e infine si affranca. Ora, testimone ne è questo live, la band è arrivata al punto di essere a tutti gli effetti un insieme di rara coesione che di diritto entra tra le migliori incarnazioni di King Crimson e che è, anche a detta dei protagonisti, pronto a spiccare il volo verso il futuro.

Questo doppio cd cattura King Crimson in stato di grazia a Chicago, il 28 Giugno del corrente anno. Il concerto è ripreso integralmente e l’insieme supera il valore dei singoli brani, dando un’impressione incredibile di forza, energia, libertà, precisione e creatività. Senza esagerazioni, uno dei migliori live nella storia del gruppo. Gli otto suonano come un’orchestra classica che però ha la lievità di un ensemble jazz e la potenza di un gruppo hard rock. Jakko ormai padrone della situazione, Harrison che conduce il trio di percussioni e dialoga con i più “rumoristi” Mastellotto e Stacey, una prova maiuscola di Collins, per sua stessa ammissione ai vertici della carriera, Rieflin presente in ogni antro sonoro possibile e un Levin gigantesco. Scaletta da spavento, con una “Neurotica” virata jazz che da sola vale l’acquisto, la “Lizard Suite” che lascia senza fiato, le nuove “The Errors”, “Meltdown” e “Radical Action” che sembran già dei classici, una lancinante “Islands”, una rivista e corretta “Indiscipline” che non lede la maestà brufordiana, una “Fallen Angel” nucleare. Ma non c’è un pezzo, ma che dico, non c’è un momento che sia meno di sconvolgente. Troppe cose. È il 2017, stiamo davvero qui a parlare dei King Crimson? Beh, pare di si.

P.S. E Fripp? Lo potete vedere nascosto ai lati del palco, e presente in ogni brano, a volte presente pur senza suonare una nota. Non è un uomo. È un modo di vedere le cose.

Voto: 10

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