LA MORTE ROCK

Le morti del rock fan più notizia delle morti sul lavoro. Quasi siano nuovi martiri o crocifissi per i nostri peccati, che poi se di peccati si tratta, son rimpianti mascherati d’invidia. Che fascino c’è in un cadavere agonizzante per un overdose o soffocato dal suo stesso vomito? Che valore ha il talento gettato precocemente? “Una cosa posso dire su Hendrix”-disse Frank Zappa un giorno-“e cioè che avrebbe fatto bene a non drogarsi”. Ma non è solo il lato oscuro ad affascinare.

C’è anche un non so che di intimo e pruriginoso e auto-consolatorio al tempo stesso. Bowie, Prince, Jackson eccetera, con le loro morti fan da lancio a coccodrilli di banalissime ovvietà sui social e nei bar, virtuali e non. Tra una foto e una mezza lacrima e ricordi più o meno autobiografici senti il solito chiacchiericcio di fondo: “Non ci sarà più nessuno come lui che in ogni caso la sua bella vita l’ha fatta e si vede che anche coi soldi non c’era la felicità e ora ho voglia di ascoltare solo lui…”. È francamente troppo.

Si muore, capiterà a tutti, pur senza concertoni di tributo. E i vivi sarebbero da andare a vedere e i morti da ricordare. Ma la morte del rock ha stancato, perché sembra voler portare avanti per inerzia un’immagine romantica e decadente fuori tempo massimo se mai è stata attuale. Misteri e sotterfugi e complotti? Ma quando mai? Se ti strafai di roba muori, magari mica subito, ma benissimo non stai. E Jim Morrison è diventato un mito perché era un alcolizzato che scriveva poesie mediocri e guarda un po’ te se ha senso.

Per un depresso Kurt Cobain che lascia il vuoto che lascia, ci sono miliardi di ore di meravigliosa musica che travalica l’artista e la morte stessa. E di quella si parla sempre poco. Ci son troppi musicisti e troppa poca musica. Ovunque. In tv, sui giornali, nella strabenedetta e stramaledetta rete. Ezra Pound diceva che il cattivo critico critica il poeta e non la poesia. Schumann si buttò nel Reno, pazzo, romanticamente furioso contro il mondo. Fu poi internato. Grazie al cielo ai suoi tempi non c’erano i forum.

 

PUBBLICATO SU URBANPOST.IT  2016

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