SUFJAN STEVENS “THE ASCENSION”

Sufjan Stevens è uno dei grandi, grandissimi di questo secolo, poco ma sicuro. “Carrie and Lowell” era un disco immenso, ma lo era anche “Illinois”, e possiamo dire davvero non lo fossero “Seven Swans” o “Michigan”? Io poi ho amato molto “All Delighted People” e “The Age of Adz” (forse solo un po’ meno). Discografia da salvare in toto, dai, … Continua a leggere

BOB DYLAN “ROUGH AND ROWDY WAYS“

Dylan torna dopo otto anni con un disco di inediti. Torna in un momento in cui il mondo soffre come da tantissimo tempo non soffriva. Il virus, le pericolose svolte a destra, il caso Floyd, il clima, la crisi economica, un quadro d’assieme preoccupante e potenzialmente pericolosissimo. E Dylan è quello che ci voleva. È notte inoltrata e per la … Continua a leggere

HORSE LORDS “THE COMMON TASK”

È una specie di pugno in faccia quello che ti arriva appena inizia questo quarto disco degli Horse Lords. Smetti quasi di pensare e la trance ha inizio. Incredibile come la sensazione di simmetria e di geometria sia data da qualcosa di così asimmetrico e anti geometrico. Eppure il quartetto si muove rigido e ordinato nel suo marziale ordine che … Continua a leggere

FIONA APPLE “FETCH THE BOLT CUTTERS”

Ci ho dormito sopra un po’ al nuovo album di Fiona. Perché la prima impressione era stata talmente forte che mi pareva strano doverla assecondare. Era evidente fosse una reazione da stress portato dalla quarantena, da un isolamento che amplifica ogni emozione fino a farti sembrare capolavori anche cose che sono “solamente” molto belle. E quindi ho dormito sereno. E … Continua a leggere

NICK CAVE AND THE BAD SEEDS “GHOSTEEN”

UNO Ho visto bambini piangere per una fame insaziabile di cibo e civiltà, ho visto guerre stupide con bombe intelligenti, ho visto soldi passare di mano in mano e finire da dov’erano partiti, ho visto la notte dentro al giorno, e vorrei che l’autore di tutto questo mi spiegasse il perchè. Ho visto lavori terminare per l’impossibile fatica, ho visto … Continua a leggere

WESTERN STARS

Il rock è morto, viva il rock. Non si può più negare come il rock non sia più la narrazione generazionale che era fino almeno ad inizio secolo. Rap, hip-hop, trap, elettronica varia e soprattutto pop (e non pop rock, badate bene) l’hanno sostituito come linfa vitale della liturgia giovanile. Anche per questo il nuovo album del Boss è da … Continua a leggere

LOW “DOUBLE NEGATIVE”

Low, piano, moderato, contenuto o più semplicemente “basso”. Possibile che i Low, con questo nome che è una vera e propria dichiarazione d’intenti, possano deflagrare il presente con un disco potente come una bomba all’idrogeno? Eppure è così. L’opera più sconvolgente dell’anno viene dal lento, ombroso e rallentato incedere dei Low, Dio li ringrazi. C’era un’epoca in cui lo zeitgeist … Continua a leggere

AUTECHRE “NTS SESSIONS 1-4”

Autechre è diventato un brand in poco tempo durante gli anni novanta, cosa ora sia adesso è quasi al di là della comprensione. Impossibile limitarsi ad una recensione parlando di Autechre, di questi Autechre, di dove sono arrivati dopo trent’anni Rob Brown e Sean Booth. Il rapporto col suono, con lo strumento, con l’ascoltatore. I livelli di comprensione del lavoro … Continua a leggere

FIELD MUSIC “OPEN HERE“

I Field Music sono la band perfetta per il tè delle cinque, e “Open Here” è il loro pasticcino meno dolce. Per anni son stati chiamati “nuovi XTC” seguendo lo schema per cui se qualcuno non è paragonabile a qualcun altro allora quel qualcuno non è nemmeno spiegabile. Follie del troppo. E di troppo ce n’è in “Open Here” ma … Continua a leggere

DJANGO DJANGO “MARBLE SKIES“

“Marble Skies” è un ritorno molto atteso. I Django Django erano i figli della Beta Band, quella roba un po’ sghemba che prendeva dal beat, dal folk, dalla west coast, dalle armonie vocali un po’ Beach Boys e un po’ Zombies e frullava tutto facendo pure più di un invito alla danza. Ridurli ad epigoni era una pruderie sfiziosa quanto … Continua a leggere