BEDROOM CRIMES

Lui è israeliano, e oltre a comporre, suonare e cantare, è video-artista e regista teatrale, e 8 anni fa aveva pubblicato il suo primo album che sposava Sylvian e Drake, poesia pura e un pianismo raffinatissimo. Il disco nuovo muove dalle stesse coordinate, anticipato da un singolo con Vanessa Paradis che da molto tempo non è più quella che mostrava i dentoni parlando del tassista Joe. L’album scorre via come fosse una sola splendida canzone, malinconico, struggente ma elegante e di rara compostezza cantautorale. In un mondo ideale, sarebbe in testa alle classifiche.

Forse profuma a volte di velluti e sete troppo preziose per non far avvertire il rischio siano pure leziose. Ma Oren è sincero, viscerale, il suo è un cuore messo a nudo, e il riferimento al poeta parigino non è casuale. Se il rock, quello classico, sta via via scomparendo, e il songwriter del duemila è ormai ben piazzato su coordinate neo folk, l’opera di Lavie è una deliziosa deviazione da questa presunta strada maestra.

È un disco romantico, ma nel senso di “romanticismo musicale” non di melense storielle strappalacrime. Il ragazzo discende da eroi di due secoli fa (Chopin su tutti) a cui mancavano gli arrangiamenti di questa musica “leggera” per poter diventare aristocratici della forma canzone. Perché Oren Lavie questo è. Tanto che nemmeno mi vien da citare un brano in particolare. Tanto che verrebbe da nemmeno fargli pubblicità, perché si diventa un po’ gelosi poi se te lo scopre il fan dei Mumford & Son.

Voto: 8,5

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